In un piccolo paese delle alpi lombarde, sul confine tra il Sanctum Imperium e la Svizzera strane voci su terribili fatti si fanno largo.
Diverse sparizioni tra i sopravvissuti, paesi che di punto in bianco cessano di esistere... Ululati nella notte, che di animale non hanno nulla...
Si mormora che un inquisitore ed il suo seguito viaggino in incognito per queste terre, se sia verità e il motivo di questo viaggio a nessuno è dato di sapere.
Si dice perfino che delle spie naziste siano nella zona, per sabotare il Sanctum Imperium dall'interno forse, oppure i loro motivi sono più profondi?
E nella valle si parla sempre di qualcuno, che viene chiamato "Il Vecchio della Montagna".
Se esista davvero, di cosa si occupi, quali siano le capacità di quest'uomo, o i suoi scopi sono voci che oramai hanno raggiunto la dimensione di leggenda.
E tutto questo con la costante minaccia dei morti sempre presente nelle menti delle brave genti del borgo.
"La prego di perdonarmi" disse rivolto all'elvetico, "il suo accento mi ha tratto in inganno"
L'uomo fece una piccola pausa, sorseggiando un bicchiere d'acqua
"Padre, quando avremo modo di tornare al mio carretto sarò al vostro servizio con i miei libri" e suggellò quella frase con un sorriso. Quindi si rivolse alla donna.
"Il Vecchio della montagna, come potrà forse confermare il nostro excubitor, è una vcchia fiaba di queste parti. Qualcuno la racconta parlando di un orco, che vive rapendo e mangiando i bambini, sostituendoli con gli orchetti suoi figli; altri paesi raccontano tutti una loro versione, qui e là differente - che sia un diavolo, o che mandi solo il cervello e poi soffi una parte di sé nelle teste, sono versioni comuni nelle valli qui intorno. E' né più né meno una variante delle storie di mostri che venivano raccontate ai bambini per spaventarli e costringerli a letto, con qualche colorito dato dal folclore locale. E' una variante di una storia legata ad un personaggio storico realmente esistito, per quanto mi riguarda, che agiva contro i pellegrini delle prime crociate: forse un valligiano tornò da lì, la racconto ed essa nel tempo prese questa forma. Non lo so, e non m'iporta la fonte" I suoi occhi rimasero fissi, per qualche tempo, sulla finestra che dava sulla strada.
"In questi tempi di Giudizio, prima che torni il Figlio a rimettere i nostri peccati e portarci nella grazia del Signore, chi sa cosa sia vero e cosa no? Iddio ci perdoni tutti" il suo viso tradiva una tensione molto forte
"Sentii mormorii della storia già nei villaggi ai piedi della valle, tra i sopravvissuti. Ero restio a credere persino alle mie orecchie, fino a quando constatai che era vero: bambini o giovani spariti, morti che si comportavano in modo strano... oh, ma perché ve lo racconto, non mi credereste mai..." l'uomo si afflosciò su una poltrona come un vecchio cappello, portandosi le mani al volto e singhiozzando
La prontezza della risposta del "mercante" lasciava intendere che non sarebbe stato facile smascherarlo, la sapeva lunga sull'identità che aveva deciso di impersonare. La sua controdomanda lo aveva preso un pò in contropiede.
« Vite di Santi eh? interessante. Ho già frequentato in passato l'eremo di cui parlate e in quanto studioso di teologia posso assicurarvi che la biblioteca a cui volete lasciare codesti tomi è alquanto trascurata, dubito che potreste fare affari con i monaci di lassù. Siete fortunato ad avermi incontrato, così vi ho risparmiato un viaggio inutile e , come avete potuto constatare, decisamente pericoloso. Non rimarrete però a lungo deluso in quanto i volumi che avevate intenzione di scambiare potrebbero interessare proprio il sottoscritto...»
Antonio osservò con attenzione le reazioni del mercante. Non poteva giurarci ma aveva avuto la sensazione che le domande di Padre Geremia non fossero buttate a caso... chissà perchè e cosa voleva realmente scoprire da quell'uomo.
Incuriosito si limitò a vedere l'evolversi della discussione.
Il suo sguardo continuava a scorrere tra gli uomini, ascoltando attentamente i discorsi.
Riflettè sull'elenco di libri, se per caso qualche titolo le dicesse qualcosa, ma alla domanda riportò l'attenzione sul mercante.
Educatamente sollevò una pezza alla bocca, ripulendosi e deglutendo la colazione prima di parlare.
<Sono stata inviata con un dipaccio per il Padre Castigatore di questo villaggio. Purtroppo gli incresciosi eventi di ieri mi hanno impedito di portare a termine il mio dovere>
Spiegò con tono pacato e senza particolari inflessioni, ma sotto c'era un velo di impazienza. Non riusciva a comprendere tutto il quadro e questo non le piaceva.
Un istante, poi puntò lo sguardo sul mercante, domandando a bruciapelo
<Potreste parlarmi ancora di questo Vecchio della Montagna?>
Il nome venen pronunciato con chiarezza, e controllò anche le reazioni degli altri presenti.
C'era qualcosa di strano.
Richard, che ancora si trovava nell'angolo della stanza, in disparte, prese ora parola: "In verità, signor Rosemini, io vivo in questo paese da ben 12 anni. Certo, non si può dire che io sia di sangue o stirpe italica, ma nemmeno che io sia totalmente straniero a queste terre... Ad ogni modo vengo dalla Svizzera, signore, la mia famiglia era di ginevra." disse, e poi tacque nuovamente, aspettando che anche gli altri uomini nella stanza dichiarassero la loro provenienza, cosa che peraltro lo incuriosiva parecchio.